Addio a Valentino Garavani: si spegne a 93 anni il maestro che ha vestito il mito.

Il mondo della moda piange la scomparsa di Valentino Garavani, il leggendario sarto italiano noto globalmente come l’“Ultimo Imperatore” dell’alta moda, spentosi a Roma il 19 gennaio 2026 all’età di 93 anni. Il celebre stilista si è spento serenamente nella sua storica residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari, lasciando un vuoto incolmabile nel panorama culturale, artistico e dello stile internazionale. Con la sua dipartita si chiude definitivamente l’era dorata del Made in Italy, fatta di rigore sartoriale, eleganza senza tempo e sogni tradotti in tessuto. Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino Clemente Ludovico Garavani ha manifestato fin dalla prima adolescenza una viscerale passione per il disegno e la moda. Questo trasporto lo portò prima a studiare a Parigi presso l’École des Beaux-Arts e la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, lavorando poi al fianco di Jean Dessès e Guy Laroche, e successivamente a fondare la sua omonima e leggendaria maison a Roma, nel 1959, nella centralissima via Condotti. Fondamentale per il successo planetario del marchio è stato l’incontro nel 1960 con Giancarlo Giammetti, compagno di vita e geniale partner d’affari, insieme al quale ha saputo trasformare l’atelier romano in un vero e proprio impero del lusso globale. Non si può raccontare la parabola artistica di Valentino senza esplorare il legame viscerale con il colore che ha ribattezzato la storia del costume: il Rosso Valentino. Più che una semplice sfumatura cromatica, questo colore è divenuto un marchio di fabbrica, un simbolo universale di audacia, passione e assoluta maestria. L’origine di questa leggenda risale agli anni della giovinezza dello stilista, durante un viaggio a Barcellona. Trovandosi a frequentare il Gran Teatre del Liceu per assistere a un’opera lirica, il giovane Valentino rimase letteralmente folgorato da una serie di palchi reali in cui alcune donne dell’alta società spagnola sedevano indossando abiti di un rosso acceso e vibrante. Nella sua mente di artista nacque l’intuizione: quel colore non passava inosservato, possedeva una regalità intrinseca che riusciva a esaltare la femminilità senza mai scadere nella volgarità. Tornato in Italia, Valentino codificò una formula cromatica precisissima, una miscela unica composta da una percentuale esatta di rosso puro al 100%, combinata con il 100% di giallo e una minima punta di nero (pari al 10%). Da quel momento, ogni sua collezione di haute couture ha ospitato almeno un abito in questa tonalità speciale, rendendo il “Rosso” non solo un tratto distintivo della sua etichetta, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti estetici: una promessa di splendore ed eterna grazia. Attraverso i suoi abiti fluidi, le linee pure e una cura maniacale per il dettaglio, Valentino ha ridefinito il concetto stesso di eleganza, stringendo un legame indissolubile con la cultura pop e la diplomazia internazionale. Il suo atelier è diventato il punto di riferimento per le donne più importanti e affascinanti del Novecento. Tra le mura di via Condotti e Piazza Mignanelli sono passate regine, nobildonne e le più splendenti stelle del cinema di Hollywood, da Sophia Loren a Elizabeth Taylor, passando per Gwyneth Paltrow, Julia Roberts, Sharon Stone e Anne Hathaway. La consacrazione definitiva nel firmamento dello stile globale è avvenuta, tuttavia, grazie al sodalizio con la First Lady per eccellenza: Jacqueline Kennedy. Affascinata dai lavori del couturier italiano, Jackie scelse Valentino per ridefinire il proprio guardaroba durante gli anni successivi alla scomparsa del presidente John F. Kennedy. Il momento culminante di questa unione artistica si verificò nel 1968, in occasione del suo matrimonio con l’armatore greco Aristotele Onassis. Per il celebre sì sulle sponde dell’isola di Skorpios, la sposa indossò un indimenticabile e iconico abito in pizzo avorio a collo alto firmato da Valentino, parte della rivoluzionaria “Collezione Bianca” presentata dallo stilista nel 1967. Quell’immagine fece il giro del pianeta, legando indissolubilmente il nome del designer italiano al concetto di massimo prestigio globale. Oltre a Jackie, altre icone politiche e reali hanno sfoggiato i suoi capi, tra cui la principessa Diana del Galles, Farah Diba e la regina Paola del Belgio, a testimonianza del fatto che lo stile firmato Garavani riusciva a superare i confini dell’intrattenimento per farsi veste ufficiale del potere formale. Negli ultimi due anni, le apparizioni pubbliche del maestro si erano diradate a causa di un progressivo e naturale declino fisiologico legato alla senescenza, affrontato con assoluto riserbo all’interno delle sue proprietà. La notizia della sua morte ha generato un’ondata di commozione unanime in ogni angolo della terra. I suoi solenni funerali sono stati celebrati a Roma presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, alla presenza delle più grandi cariche istituzionali e di personalità apicali della moda internazionale, venute a porgere l’estremo saluto prima della tumulazione avvenuta nel Cimitero Flaminio.



